#Alleva: perché l’ #art18 va difeso e riguarda tutti. 3 punti nodali: deterrenza, sicurezza e ribassi salariali... https://twitter.com/seideeg...
- 3 punti nodali: 1) «l’efficacia e la fun­zione vera dell’art. 18 è quella di pre­ve­nire i licen­zia­menti arbi­trari: pro­prio per­ché essi pos­sono essere annul­lati, i datori di lavoro devono essere pru­denti e giu­sti nei loro com­por­ta­menti. Quelle 3.000 sen­tenze evi­tano — per dirla in sin­tesi — altri 30.000 licen­zia­menti arbi­trari o più. L’art.18 è, e resta, una fon­da­men­tale norma anti­ri­catto, che ha dato dignità al lavo­ra­tore pro­prio per­ché lo libera dal ricatto del licen­zia­mento di rap­pre­sa­glia, più o meno mascherato». 2) «le imprese assu­mono se lo richiede la domanda di beni e ser­vizi e non per altri motivi, come è sto­ri­ca­mente dimo­strato, men­tre la fle­x­se­cu­rity è un imbro­glio e una falsa pro­messa in tutta Europa, ed in par­ti­co­lare in Ita­lia per­ché quando la disoc­cu­pa­zione strut­tu­rale supera il 10% repe­rire altro lavoro è dif­fi­ci­lis­simo, e le finanze pub­bli­che non pos­sono cor­ri­spon­dere inden­nizzi se non miseri, e per poco tempo: dal 2016, ad esem­pio, sarà abro­gata la inden­nità di mobi­lità trien­nale, e resterà solo la cosid­detta Aspi, di breve durata e con importi decrescenti». 3) «Con il lavoro «usa e getta», esple­tato comun­que sotto ricatto e senza nes­suna cer­tezza del futuro, ben si potrà giun­gere, invero, anche a una dra­stica dimi­nu­zione dei salari sino alla soglia della sopravvivenza. Il futuro che si pro­spetta è pur­troppo quello di un lavoro non sol­tanto privo di dignità ma anche sot­to­pa­gato per­ché i lavo­ra­tori pre­cari e ricat­tati che diven­te­ranno la nor­ma­lità non potranno più pre­sen­tare riven­di­ca­zioni col­let­tive». - Sei Dee già Pulp
quindi visto che lo stato non riesce a pagare gli ammortizzatori sociali, dovrebbe farsene carico l'impresa. gerto, come no. - degra
oltretutto sta cosa che riguarda tutti. Che sia carino estendere le tutele ci sto, ma che riguarda tutti non è affatto vero. Ai sindacati interessa solo mantenere lo status quo. - M.
ma, poi, la cosa dell'articolo 18 varrebbe solo per i nuovi assunti, mica viene cancellato worldwide. e, comunque, i nuovi assunti avrebbero gli stessi diritti dei lavoratori di aziende sotto i 15 dipendenti, che mi pare cosa diversa dalla Corea del Nord, per dire. - degra
Anche in assenza della generalizzazione (*), riguarda tutti per un motivo semplicissimo: oggi puoi essere assunto da un'impresa che occupa più di 15 dipendenti e avere un certo tipo di tutela; domani quella tutela sarà ulteriormente (ancora di più di quanto già la si è ridotta con la Monti/Fornero) depotenziata; questo è il senso delle tutele crescenti anche nella versione più ottimistica per un certo numero di anni non hai diritto a ciò che oggi ti spetterebbe (art 18 + protezione da demansionamento e videosorveglianza). (*) Ricordiamo il referendum del 2003: http://elezionistorico.interno.it/index... - Sei Dee già Pulp
magari sarebbe anche ora che i lavoratori smettano di essere intoccabili e chi li paga possa spostare/demansionare i rompicoglioni/nullafacenti. e la videosorveglianza dovrebbe essere, invece, obbligatoria ad esclusione di cessi e spogliatoi. che problema c'è? qualcuno ha paura che vengano beccati i dipendenti che girano tutto il giorno per non fare un cazzo? ci sono dappertutto e tutti sanno comunque chi sono... - degra
L'art. 18 anche prima della Fornero non ha mai tutelato i lavoratori come sembrerebbe sulla carta, anche grazie all'avvallo dei sindacati. Dai noi tre ondate di licenziamenti per esubero. Prima ondata: vengono licenziati i dipendenti antipatici alla Direzione. È vero che l'azienda è in difficoltà? I sindacati non sono tenuti a leggere ed interpretare i bilanci. Siglano il mancato accordo e i dipendenti vengono licenziati. Impugnano il licenziamento perché non sono stati rispettati i criteri? Reintegro o monetizzazione? Ovviamente monetizzazione. Le mie colleghe dopo mesi di mobbing spinto non avrebbero mai più messo piede in azienda. Nel caso io licenziata a febbraio 2014 con la terza ondata. Un anno di ASPI, altro che tre anni di mobilità. Idem i colleghi licenziati tre anni fa, anzi 9 mesi di disoccupazione perché avevano meno di cinquant'anni. - Ciòlanka Sbilenka (PS)
Poi le questioni relative ai diritti dei lavoratori sono un argomento che riguarda appunto la protezione sociale che noi consideriamo giusta (se concederla; a che livello fissarla; come renderla effettiva). Diverso è il discorso dei costi del sistema. Lì si passa sul piano macroeconomico. E, forse, Stiglitz potrebbe essere utile in proposito: «Per quanto riguarda il mercato del lavoro, ho già detto che maggiore flessibilità non aiuterà a risolvere i problemi attuali, anzi li aggraverà aumentando le disuguaglianze e deprimendo ulteriormente la domanda. La situazione italiana, ad esempio, vede già presente un elevato grado di flessibilità; aumentarla ancora indebolirebbe l’economia senza portare vantaggi. Bisogna essere molto cauti». - Sei Dee già Pulp
L'art 18 è considerato un totem intoccabile, ma all'atto pratico mi pare pura demagogia. Scusate l'acidità. - Ciòlanka Sbilenka (PS)
Piesse, sia chiaro che non esiste alcun divieto assoluto di licenziamento e la tua esperienza è l'esperienza di migliaia di persone in condizioni analoghe alle tue. Accanto alla tua esperienza c'è quella dei tanti precari e di quelli che, nonostante le 46 tipologie di contratti flessibili, ugualmente, lavorano in nero. Tutta colpa dei sindacati? Ma i sindacati non sono l'espressione della forza che i lavoratori danno alle proprie rivendicazioni collettive? Oggi il movimento per i diritti dei lavoratori è debolissimo. Non diverrà più forte, continuando a fare concessioni alle esigenze della controparte. - Sei Dee già Pulp
Pura demagogia +1 - M.
i sindacati erano l'espressione della forza delle rivendicazioni dei lavoratori. ora è sempre più spesso la linea di minima resistenza quando si tratta di pochi lavoratori e di massima resistenza quando si tratta di casi importanti e visibili (soprattutto se cause già perse) per alimentare la propria indispensabilità. una bella riforma al sistema non farebbe male (ma anche una riforma al sistema degli scioperi, che in Italia sono permessi solo quando sono inutili, mentre all'estero gli scioperi generali sono veri scioperi). - degra
quindi va bene estenderli ad oltranza per più giorni e senza fasce di garanzia? - Aldo Oldo
Magari sbaglio, non sono competente, ma la sensazione che tutto si muova intorno alle "grandi" aziende con migliaia di dipendenti, con forze sindacali interne. La realtà forse più diffusa è invece quella delle piccole aziende con magari 5 dipendenti dove il lavoratore non è comunque tutelato dall'art. 18, ma neanche il datore di lavoro è tutelato se c'è un calo di lavoro come purtroppo oggi avviene in quasi tutti i settori. E se il titolare fallisce, cinque persone a spasso comunque. Purtroppo all'ordine del giorno. - Ciòlanka Sbilenka (PS)
^ questo - M.
[e invece con le nuove norme che Renzi vorrebbe introdurre le cose andranno meglio? In base a quale logica?] Con­tiene qual­cosa di scon­vol­gente (nel senso let­te­rale di «scon­vol­gere») il prin­ci­pio con­te­nuto nell’emendamento del governo al Jobs Act sulle cosid­dette «tutele cre­scenti», da appli­care ai nuovi con­tratti di lavoro subor­di­nato. Leg­giamo: «(…) il Governo è dele­gato ad adot­tare, (…) in coe­renza con la rego­la­zione dell’Unione euro­pea e le con­ven­zioni inter­na­zio­nali, (…) la pre­vi­sione, per le nuove assun­zioni, del con­tratto a tempo inde­ter­mi­nato a tutele cre­scenti in rela­zione all’anzianità di ser­vi­zio». Da que­sta dispo­si­zione si ricava che, nella nuova ver­sione del wel­fare ita­lico pro­spet­tata dal governo, sarà l’anzianità di ser­vi­zio a deter­mi­nare il livello di godi­mento dei diritti costi­tu­zio­nali da parte dei lavo­ra­tori, dun­que, nella gene­ra­lità dei casi, l’età dello stesso lavo­ra­tore. Nel nostro ordi­na­mento, solo la mag­giore età costi­tui­sce uno spar­tiac­que nella sto­ria per­so­nale di un indi­vi­duo, deli­neando una linea di con­fine tra un prima e un dopo nella scala di godi­mento dei diritti san­citi dalla Costi­tu­zione. Benin­teso, un minore non ha diritto di voto, non ha facoltà piena di porre in essere atti nego­ziali, ma non per que­sto è pas­si­bile di soprusi e di discri­mi­na­zioni. Anzi, c’è una tutela raf­for­zata che li riguarda, in quanto «sog­getti deboli». Nello schema pro­po­sto dal governo in mate­ria di rap­porti di lavoro, c’è invece un rove­scia­mento del prin­ci­pio: più sei gio­vane (in Ita­lia si può lavo­rare già a 13 anni) meno tutele e diritti avrai. Nel caso spe­ci­fico dell’articolo 18 dello Sta­tuto dei lavo­ra­tori, e segna­ta­mente della rein­te­gra in caso di licen­zia­mento senza giu­sta causa di cui molto si parla, que­sto capo­vol­gi­mento di sce­na­rio impli­che­rebbe una ver­go­gnosa cor­re­la­zione tra gio­vane età e pos­si­bi­lità di subire licen­zia­menti arbi­trari o, addi­rit­tura, discri­mi­na­tori, anche licen­zia­menti fun­zio­nali al non rag­giun­gi­mento della soglia di «anzia­nità di ser­vi­zio» pre­vi­sta dalla legge per l’accesso al godi­mento di alcuni diritti. Abile però il governo, e il pre­mier in par­ti­co­lare, a pre­sen­tare la «riforma» come un rime­dio al regime di apar­theid che oggi vige­rebbe nel mondo del lavoro, nel senso che la fat­ti­spe­cie denun­ciata sarebbe pro­prio quella che si andrebbe a con­cre­tiz­zare nel momento in cui venisse appro­vata la nuova disci­plina in mate­ria di rap­porti di lavoro pro­po­sta dall’esecutivo. Se dav­vero il governo avesse in mente di eli­mi­nare le discre­panze esi­stenti tra lavo­ra­tori «tra­di­zio­nali» e lavo­ra­tori «ati­pici», cer­ta­mente non ini­zie­rebbe a occu­parsi dei diritti dei primi. Piut­to­sto met­te­rebbe mano alla giun­gla di con­tratti che negli anni ha gene­rato il mare di pre­ca­riato in cui sono immersi i secondi. Si por­rebbe, in sostanza, il pro­blema di esten­dere le tutele a chi oggi non ce l’ha, non a livel­larle verso il basso, isti­tu­zio­na­liz­zando nuove forme di discri­mi­na­zione su base generazionale. Che c’entra il volersi occu­pare di «Marta», che «non ha la pos­si­bi­lità di avere il diritto alla mater­nità», col voler togliere diritti a «Fran­ce­sca», che invece quel diritto ce l’ha insieme all’altro di poter ricor­rere con­tro un licen­zia­mento senza giu­sta causa? Ma soprat­tutto, qual è il modello di società che si pro­spetta alle «Marta» d’Italia? Quello in cui chi è gio­vane e pre­ca­rio oggi sarà un vec­chio povero domani, che per giunta dovrà «gua­da­gnarsi» con l’anzianità di ser­vi­zio (di ser­vigi?) l’accesso al godi­mento di diritti fondamentali? C’è una Costi­tu­zione, tut­tora vigente mi sem­bra, che all’articolo 3 san­ci­sce: «Tutti i cit­ta­dini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, (…)». Poi dice anche che la Repub­blica ha il com­pito di «rimuo­vere gli osta­coli di ordine eco­no­mico e sociale, che, limi­tando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cit­ta­dini, (…)». Ecco, «pari dignità» e «rimo­zione degli osta­coli». Esat­ta­mente il con­tra­rio di ciò che il governo sta prospettando. --> http://ilmanifesto.info/le-tute... - Sei Dee già Pulp
Quando Renzi riprende la vecchia tesi secondo cui "Gli imprenditori stranieri sono terrorizzati dall'art 18 e per questo non investono in Italia" a nessuno di voi viene in mente che - per stare solo all'elemento problematico più evidente tra quelli che vengono ignorati - finché in determinate realtà di questo Paese il territorio sarà sostanzialmente controllato da cosche criminali nessun imprenditore straniero verrà qui a investire con o senza art. 18? L'impegno del governo Renzi per la lotta alla criminalità organizzata è prossimo allo zero (--> http://blog.openpolis.it/2014...) e tutta la macchina di propaganda, oggi, è interessata solo a rafforzare l'idea che i diritti dei lavoratori sono un ostacolo allo sviluppo economico. Alla fine del percorso avremo meno diritti e, come diceva Stiglitz, anche un effetto peggiorativo del quadro economico. Che senso ha tutto questo? - Sei Dee già Pulp
Non ha senso. L'art. 18 ha buchi sufficienti così come è. E come già detto garantisce una parte limitata di lavoratori. Proprio per questo "l'art. 18 non si tocca" mi suona strano. Andrebbe toccato eccome! Per garantire entrambe le parti e soprattutto una fascia più larga di lavoratori. I sindacati potrebbero fare molto in questo senso se non si limitassero a dire che l'art 18 non si tocca ed indire uno sciopero generale a cui ovviamente potranno partecipare solo lavoratori di grandi aziende e non certo i dipendenti di piccole attività. - Ciòlanka Sbilenka (PS)
esatto. Dire che l'articolo 18 non si tocca è una roba di un conservatorismo assurdo. Bisognerebbe dire l'articolo 18 va esteso a tutti. Perché non si dice? - M.
Ma il "non si tocca" con riferimento all'art. 18 (ma a tutti i diritti) è solo il tentativo di far capire che non essendo i diritti un bene finito, non c'è da redistribuirli: non è la ricchezza nell'unita di tempo che per poter andare a chi non ce l'ha deve essere tolta a chi ne ha troppa. - Sei Dee già Pulp
E sull'estensione io ho votato e provato a far votare un referendum nel 2003. Andate a vedere i partiti che oggi sono fusi nel PD che posizione avevano sull'argomento (i sindacati - purtroppo - erano spaccati). - Sei Dee già Pulp
l'articolo 18 è già stato abbondantemente toccato dalla riforma Fornero, governo Monti. A questo punto potrebbero anche toglierlo, per quello che serve. - jesup ॐ
(Perché voi supponete che la congrega di cattolici e industriali .2 al governo legga? Sbagliate) - obe