Istanbul, l'imprendibile - http://capecchi.myblog.it/archive...
"Mentre percorro in taxi la strada dall’aeroporto al centro di Istanbul, mi guardo intorno e vedo Casalecchio di Reno; o i palazzoni del Pilastro; ma anche certi svincoli più desolati dell’asse attrezzato. Poi allo smilzo tassista in giacca traslucida grigia suona il cellulare e dentro la macchina ecco “Lasciatemi cantaaaare, sono un italiano” [...]" - Gaia
Anche a noi avevano messo "Sono un italiano" di Cutugno nel profondo sud. Pare in Turchia ci rappresenti più che "Volare".Quanto al the, lo detestavo, lo odiavo: bollente, forte e refrattario allo zucchero (io che lo zucchero nemmeno lo metto di solito nel the). Mi affascinavano le zollette a parallelepipedo, correlativo oggettivo dei miei ricordi d'infanzia. - Stefania Cabitza
a me piaceva quel the lì. mi piaceva il bicchierino di vetro, più che altro, ora che ci penso. - Gaia
Mi indisponeva anche l'assenza del bicchiere di plastica (a parte il the offerto dal benzinaio direttamente sull'autobus alle 6.30 di mattina). - Stefania Cabitza