#Milano Il presidente della Corte d' #appello Tranfa si dimette. Contrario all'assoluzione di #Berlusconi nel caso #Ruby. - http://www.ilfattoquotidiano.it/2014...
- Quando iniziò il processo d’appello Ruby il presidente della II Corte d’appello di Milano, Enrico Tranfa, chiese ai giornalisti che si erano seduti nella gabbia dell’aula – dove vengono collocati gli imputati detenuti – di uscirne perché vederli lì lo amareggiava. Una sensibilità che aveva colpito i cronisti da colui che, a palazzo di giustizia, era considerato un giudice molto severo. Ed è forse questa sensibilità che spiega come un uomo diventato magistrato nel 1975 abbia prima firmato la sentenza di assoluzione per Silvio Berlusconi e poi si sia dimesso. In dissenso con quella sentenza di assoluzione che aveva completamente riformato quella di primo grado. È il Corriere della Sera che riporta la notizia dell’addio clamoroso della toga subito dopo il deposito delle motivazioni, redatte dal giudice Concetta Lo Curto, in cui è stato argomentato che ci fu abuso di potere da parte dell’allora premier ma che questo di fatto non è reato. (...) È evidente, come spiega il quotidiano di via Solferino, che la scelta del giudice non può essere che l’estremo dissenso dal verdetto – non condiviso con i giudici Lo Curto e Alberto Puccinelli – e dalle sue motivazioni. Andato molto probabilmente in minoranza in camera di consiglio – il collegio è composto da due giudici e appunto un presidente – Tranfa ha dovuto quindi leggere quel verdetto davanti a tutti e poi come prescrive la legge, dopo 90 giorni, mettere la firma non potendo sottrarsi. Quindi dopo aver vergato i motivi in cui si annullava la condanna a 7 anni per l’ex Cavaliere ha scelto di andare in pensione con ben 15 mesi di anticipo. Forse pesava ancora sul magistrato aver dovuto anche leggere, in qualità di presidente, il dispositivo della sentenza il 18 luglio scorso e averla di fatto consegnata alla storia giudiziaria. (...) - Sei Dee già Pulp
(...) Interpellato dal Corriere sul motivo delle dimissioni il giudice non ha risposto altro che: “Le mie dimissioni sono lì, non ho altro da aggiungere”. ”In tutta la mia vita non ho fatto mai nulla di impulso” ha poi aggiunto all’Ansa. Il giudice parla di una “scelta meditata. Nessuno è indispensabile, tutti possono essere utili”. ”Ho dato le dimissioni, punto. Ognuno pensi quel che vuole” ha detto l’ormai ex magistrato aggiungendo che “seguirà il consiglio” di fare molti viaggi in giro per il mondo. La procura generale di Milano, che aveva chiesto la conferma della condanna di primo grado (i giudici avevano condannato l’imputato a 7 anni per concussione per costrizione e prostituzione minorile), potrà ora che le motivazioni sono state depositate, presentare ricorso in Cassazione. Il pg di Milano Piero de Petris durante la requisitoria aveva sostenuto che l’allora presidente del Consiglio sapeva che Ruby era minorenne e che la telefonata in questura fu “un atto intimidatorio”. Gli ermellini, che hanno già condannato l’ex premier in via definitiva il leader di Forza Italia per il caso Mediaset, potranno confermare l’assoluzione o annullare questa assoluzione chiedendo nuovo rinvio ad altra corte d’Appello. Ma prima di capirlo ci vorrà ancora qualche mese. - Sei Dee già Pulp