La svolta natalizia del compagno #Civati‬: la terza via è quella di #Iglesias‬ ( #Podemos‬ ) e #Tsipras‬ ( #Syriza‬ ). La vera #Socialdemocrazia‬ è quella del #GUE‬, dunque. O dalle premesse non si traggono poi le conseguenze? - http://www.ciwati.it/2014...
Noi “possiamo”. La terza via del Duemila: radicale e pronta a vincere - E noi Possiamo? La vera Terza Via degli anni in cui viviamo. Un movimento di indignati, che gridavano “non ci rappresentate” e, quindi, dichiaratamente in cerca di una rappresentanza politica che non c’è (in Italia l’avremmo dato per perso, quell’elettorato, relegandolo nell’indistinto universo dell’astensionismo). Un gruppo di professori di un’università di Madrid che hanno elaborato un progetto politico coerente e efficace: “tecnici” sì, potremmo dire, ma della “rivoluzione”. Un’organizzazione basata sull’adesione via web e una sapiente miscela tra la partecipazione aperta a tutti e le più tradizionali incursioni televisive. Una profonda critica al modello imperante, che sa declinarsi dal populismo anticasta, che in Italia conosciamo benissimo, a un’idea di società radicalmente diversa (perché l’attacco alla “casta” può avere senso solo se inserito in una più complessiva lotta contro le disuguaglianze). Un progetto politico visto spesso come massimalista ed estremista, ha detto lo stesso Pablo Iglesias, confrontandosi con Alexis Tsipras ad Atene, il 5 ottobre di quest’anno: eppure, «riforma fiscale, audit del debito, controllo collettivo dei settori strategici dell’economia, tutela e miglioramento dei servizi ancora in mano allo Stato, recupero della nostra sovranità in campi importanti come quello dell’economia, misure che possano favorire il consumo, assicurarsi che gli enti finanziari statali proteggano la piccola e media impresa e le famiglie: sono parole che i socialdemocratici dell’Europa occidentale avrebbero avuto il dovere di dire 30 o 40 anni fa» (cfr. Giacomo Russo Spena e Matteo Pucciarelli, Podemos. La sinistra spagnola oltre la sinistra). Un programma che, se la sinistra cosiddetta riformista non si fosse persa tempo fa, trasformandosi in una sorta di “altra destra”, ricorda i principi fondamentali della tradizione del socialismo europeo (lo ha recentemente notato anche Luciano Gallino, su Repubblica, il 16 dicembre: «Nell’insieme, i due programmi di Syriza e di Podemos appaiono essere più solidamente social-democratici, concreti e adeguati alla situazione attuale della Ue e alle sue cause di quanto qualsiasi altro partito europeo abbia finora saputo esprimere. Non per nulla i due partiti sono già oggetto di un furibondo bombardamento denigratorio da parte dei media, della Troika, dei think tanks sovvenzionati dal mondo finanziario, e dei politici incapaci di pensare che al di là dell’Europa della finanza si potrebbe costruire un’Europa dei cittadini»). Se pensiamo che in Italia quasi metà delle forze politiche sostengono che si debba uscire dall’euro o, in ogni caso, creare due monete diverse, non deve sorprendere che Podemos come Syriza non intendano abbandonare la moneta unica, chiedendo piuttosto un cambiamento comune che riguardi tutta l’Europa. Una prospettiva radicale, ma sempre e comunque di governo, in cui il populismo è sempre corretto e arginato dall’analisi economica. Un leader riconoscibile, che ha una certa idea leninista 2.0 dell’organizzazione politica e della sua proposta, che si rivolge al 99% o, più precisamente, a quella che in Italia sarebbe la «maggioranza invisibile» descritta da Emanuele Ferragina: i precari, i poveri, i non-rappresentati, gli outsider. Ecco che cos’è Podemos. Una formazione di sinistra, che non ha motivi però per ricordarlo a ogni passo, anche perché – sostiene Iglesias – siamo di sinistra ma non lo diciamo, anche perché si capisce benissimo e le categorie, oggigiorno, è più importante illustrarle con le soluzioni che con le dichiarazioni di principio. (...) - Sei Dee già Pulp
Elezioni già avvenute svariati mesi fa, ti fu chiesto cosa ne pensavi GRAZIE CIWA - GhostwritersOnDemand
Un anno è liberale, un anno è socialdemocratico, un anno è nel GUE. Alè. - Federico D'Ambrosio
Mica è detto, eh! Secondo me, per l'Italia, troveranno anche una terza posizione per questa terza via. - Sei Dee già Pulp
Cioè Lista Tsipras: né nel PSE né nel GUE anzi ognuno decide per sé. - Federico D'Ambrosio
Comunque la tesi, per come è stata scritta in questo articolo, è esattamente quella con cui la lista Tsipras chiedeva il voto alle europee... Mentre la posizione che hai scritto tu (non naturalmente nel GUE, ma nella "terra di mezzo"), era quella di Sel. Che oggi infatti si sente molto più vicina a Pippo. - Sei Dee già Pulp
No, la Lista Tsipras era GUE. Civati è un caso raro di bipolare felice, metà Gigi Marzullo metà Eleonora Duse. Me ne fotto atrocemente. Buonasera. - GhostwritersOnDemand
Lista Tsipras non si era dichiarata per nulla prima del voto, perché SEL puntava ancora al PSE. - Federico D'Ambrosio
Sì. Ma solo perché altrimenti non si raccoglievano le firme. Sai, taxi per taxi... - GhostwritersOnDemand
Tutti quelli che stavano nella lista Tsipras (ma non in Sel) volevano andare nel GUE. Molti di quelli di Sel (ma non tutti) volevano stare nella terra di mezzo. Oggi la situazione è la stessa. E infatti grande è la confusione sotto il cielo. - Sei Dee già Pulp